I dati cinesi pesano sui mercati valutari

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Currencies RateQuesta mattina i deludenti dati provenienti dalla Cina stanno influenzando fortemente al ribasso i mercati, mercati che continuano inoltre a risentire del peso del pessimo rapporto sulle vendite al dettaglio USA di venerdì. In un clima come quello appena descritto durante la sessione asiatica petrolio greggio, metalli preziosi e metalli industriali proseguono la loro corsa al ribasso, mentre il gas naturale continua ad essere negoziato in verde. Stando ai dati pubblicati venerdì dal Dipartimento del Commercio nel mese di marzo le vendite al dettaglio statunitensi avrebbero mostrato una contrazione dello 0,4% suggerendo un rallentamento del ritmo di crescita dell’economia USA sul finire del primo trimestre 2013.  Intanto stando alla Commodity Futures Trading Commission la scorsa settimana speculatori e gestori di fondi avrebbero ridotto le loro posizioni nette lunghe sul dollaro. Questa mattina l’euro è negoziato leggermente al ribasso per attestarsi sui 1,3094, ad incidere negativamente sul trading della valuta unica i deboli dati sul PIL cinese. Il rapporto non certo brillante ha quindi spinto immediatamente al ribasso le materie prime andando a pesare anche sui mercati valutari. L’euro è quindi scivolato su quota 1,3077, mentre il dollaro ha recuperato slancio per essere negoziato a  82,34 con un guadagno 12 punti. Il dollaro australiano è invece scambiato in rosso a 1,0403 in calo di 73 pips e lo stesso accade stamane al kiwi attestatosi sugli 0,8496 con una perdita di 92 punti.

La coppia GBP/USD perde invece 18 pips per essere negoziata a 1,5325, ma la vera sorpresa della mattinata arriva dallo yen giapponese contrattato al rialzo contro il dollaro statunitense che perde 52 pips per fissarsi sui 97,86.

I dati rilasciati questa mattina dall’Ufficio Nazionale di Statistica cinese hanno mostrato che durante il primo trimestre 2013 il PIL del Paese è cresciuto su base annua ad un ritmo del 7,7%, una lettura in calo rispetto al 7,9% registrato nel quarto trimestre 2012.  Gli analisti avevano scommesso su una stima dell’8%. E se il PIL delude, le vendite al dettaglio cinesi sono invece andate a stamparsi al di sopra delle aspettative suggerendo una forte ripresa della domanda. Tuttavia, anche la produzione industriale del paese ha mostrato una contrazione andando inevitabilmente a contrariare i mercati.

Intanto sul fronte euro zona fondamentali e prospettive tutt’altro che ottimistiche fanno ben intuire il cupo destino della regione, regione che dovrebbe rimanere stritolata nella morsa della recessione più al lungo del previsto. Nel frattempo, cresce la tensione fra i correntisti di Italia, Spagna, Slovenia e Grecia preoccupati di essere ormai i prossimi a dover scontare una tassa sui depositi fino al 60% come quella imposta a Cipro.

La giornata di oggi si mostra povera di dati economici, ma il calendario di domani sarà ben nutrito soprattutto sul fronte statunitense dove verranno rilasciati i dati relativi all’IPC, alle nuove costruzioni, ai permessi edilizi e alla produzione industriale. I dati potrebbero mostrare un’economia in fase di stallo o ancora dar conto dei primi effetti di fiscal cliff e sequester.
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