Banche Centrali e Mercato Occupazionale USA influiscono sui mercati valutari

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currency marketIeri con l’attenzione dei mercati globali tutta focalizzata sulle banche centrali i mercati valutari si sono mostrati piuttosto volatili, mentre i non troppo brillanti dati sulle richieste per l’ottenimento del sussidio di disoccupazione sono passati del tutto inosservati. La Banca d’Inghilterra ha mantenuto i suoi tassi di interesse invariati e la sua politica monetaria inalterata e sulla scia di questa decisione il governatore King non ha poi rilasciato alcuna dichiarazione. Nel Regno Unito infatti nel caso in cui non venga applicato nessun cambiamento alla politica monetaria la BoE non è tenuta a rilasciare alcun comunicato stampa. La sterlina dopo essere inizialmente scesa sugli 1,50$ è quindi riuscita a recuperare il terreno perduto per essere negoziata stamane a 1,5225$. Nella convinzione che la BoE avrebbe optato per un ampliamento del suo programma di acquisto asset a 400 miliardi di sterline molti trader avevano preferito disfarsi della sterlina, una situazione che è andata letteralmente a capovolgersi non appena reso noto che la Banca d’Inghilterra avrebbe lasciato inalterata la sua politica monetaria. Intanto dopo l’incredibile stimolo monetario deciso dalla BoJ l’indice del dollaro registra ieri i massimi degli ultimi otto mesi. Il neoeletto governatore della Banca del Giappone, Haruhiko Kuroda, non ha deluso i mercati, ma anzi li ha di fatto lasciati propriamente di stucco quando, dopo essersi impegnato a fare tutto quanto in suo potere per raggiungere il target d’inflazione al 2% entro i prossimi due anni, ha ieri raddoppiato la portata del programma di acquisto asset della banca. L’istituto centrale moltiplicherà infatti gli acquisti di titoli statali giapponesi fino a raddoppiarne il possesso il tutto mediante un programma di acquisto asset dalla gittata di 50 trilioni di yen all’anno (530 miliardi di dollari). La coppia USD/JPY è quindi salita dai precedenti 92,98 yen agli attuali 97,00 yen.

In linea con quando già ampiamente previsto dal mercato la Banca Centrale Europea ha mantenuto i suoi tassi di interesse invariati, ma durante la sua conferenza stampa Draghi non ha mancato di sottolineare come sebbene l’economia della zona euro dovrebbe mostrare una lenta ma progressiva ripresa già dalla seconda metà dell’anno i rischi al ribasso rimangano elevati. Il numero uno della BCE ha poi aggiunto che nelle prossime settimane l’istituto monitorerà molto da vicino le informazioni economiche e gli sviluppi monetari, per valutarne gli impatti sull’inflazione che rimane appena al di sotto della soglia del 2%. L’assenza tuttavia di un qualsiasi riferimento ad un possibile taglio dei tassi di interesse ha quindi indotto gli investitori a pensare che la banca non andrà in alcun modo ad inficiare il valore dell’euro. La coppia EUR/USD è quindi salita in chiusura ad un vertiginoso 1,2936.

Intanto negli Stati Uniti le richieste per l’ottenimento del sussidio di disoccupazione crescono per attestarsi sulle 385.000, il livello più alto dallo scorso novembre. Un portavoce del Dipartimento del Lavoro ha fatto sapere che i dati potrebbero aver risentito delle vacanze pasquali, ma fattori stagionali e il fatto che il periodo delle festività pasquali vari di anno in anno rendono difficile poterlo valutare con certezza. Il rapporto ha però inciso negativamente sul trading del dollaro che è andato a perdere terreno contro gran parte delle valute rivali.

Ci aspettiamo che i trader rimangano allora oggi tutti concentrati sul rilascio del rapporto sulle buste paga nei settori non agricoli statunitensi, che potrebbe causare una grande volatilità. Le aspettative sono per 195.000 nuovi posti di lavoro e un tasso di disoccupazione al 7,7%.
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